Neuroscienze

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Negli ultimi 20 anni, lo studio scientifico della  Mindfulness a livello neuroscientifico, è stato caratterizzato da uno  sviluppo a dire poco impressionante. Numerosi sono i fattori che hanno contribuito ad esso:  dalle  tecniche di ricerca sempre più avanzate come le tecniche di neuroimmagine  (fMRI) al coinvolgimento di importanti laboratori di ricerca, come il laboratorio di “affective neuroscience” di Richard Davidson, quello di Antoine Lutz (allievo di Francisco Varela) fino al  Mind & Life Institute che ha svolto un grande ruolo nella diffusione di tali informazioni.

Una  panoramica delle evidenze  scientifiche al riguardo, indica che l’attenzione  e la consapevolezza sviluppate in questi percorsi, portano ad un aumentato funzionamento di:

– aree cerebrali corticali e sotto-corticali, come la corteccia somatosensoriale,

– aree deputate a risposte emotive rapide come l’amigdala,

– aree connesse alla memoria episodica come l’ippocampo,

– aree connesse al controllo dell’attenzione come il cingolo anteriore

–  alla consapevolezza del corpo

– alla capacità di regolazione cognitiva ed emotiva, come stati di stress, ansia, umore negativo.

– alla diminuzione di stati mentali negativi come la rabbia e la depressione

– allo sviluppo di stati mentali di empatia e di compassione,

I programmi di mindfulness, spesso definiti anche “mental training” dimostrano quindi che la mente è modificabile, malleabile a tale punto  da arrivare a parlare di neuroplasticità nella misura in cui è possibile mettere in atto, sul piano neurale, cambiamenti  funzionali e/o strutturali di varie aree cerebrali.

I primi cambiamenti si evidenziano nelle attivazioni cerebrali, già dopo solo 4 giorni di pratica meditativa  di 20 minuti al giorno, in uno studio  che riguardava la modulazione dell’esperienza del dolore. Sulla stessa linea, è stato evidenziato che 5 giorni di pratica meditativa di 20 minuti al giorno portano a modificazioni del controllo attentivo, della risposta fisiologica allo stress (cortisolo), dell’attivazione del sistema immunitario.  Facendo  riferimento alla teoria di Posner sull’attenzione, la mindfulness esercita il sistema dell’attenzione volontaria detta anche “attenzione esecutiva” che si modifica già dopo 8 settimane di training.

Appare evidente, in generale, come  il numero crescente di riscontri neuroscientifici, psicologici e clinici sembri confermare l’efficacia sulla salute mentale e fisica, nonché su diversi processi attentivi, di flessibilità cognitiva, monitoraggio e funzioni esecutive in genere, così come sulla regolazione emotiva dell’individuo, in modo da  accedere a grandi potenzialità trasformative e accresciute capacità di gestire la proliferazione mentale e gli stati emotivi disfunzionali.

 

Direttore scientifico: Loredana Vistarini (loredanavistarini@gmail.com)

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