L’equanimità dice sì

Equanimità

L’equanimità  é quello stato mentale che non ha preferenze, che naturalmente accoglie  lode o biasimo, piacevole o spiacevole, con lo stesso equilibrio. E’ uno stato mentale che non è condizionato da come vanno le cose. 

Attenzione però, avere una mente equilibrata, equanime non significa però che non proviamo più emozioni, dolori o non sorgono più pensieri difficili.  

Le emozioni, le sensazioni fisiche, i pensieri sono necessari poiché ci permettono di decodificare il contesto in cui in un dato momento ci troviamo. Grazie ad essi possiamo sapere ciò che sta accadendo dentro o intorno a noi, e a compiere scelte salutari per noi e per gli altri.

Ma significa che abbiamo pienamente compreso (cioè fatto nostro attraverso l’esperienza) che le emozioni, così come i pensieri e le sensazioni fisiche sono solo fenomeni mutevoli che vanno e vengono secondo le circostanze. Straordinari processi mentali e fisici che ci permettono, se non ci confondiamo con essi ma li utilizziamo con consapevolezza, di vivere nel modo migliore la nostra vita, con saggezza ed equilibrio. La mente equanime e dunque saggia si serve della loro funzione senza però trattenerli, reiterarli attraverso l’immaginazione, e diventarne prigioniero. 

Equanimità significa quindi stabilizzarsi nel momento presente, vivere pienamente la vita così come si presenta, accogliendo e conoscendo via via ciò che arriva e lasciando andare ciò che se ne va.

La mente saggia

La mente saggia è quella mente che vive in sé, senza perdere la sua stabilità identificandosi con ciò che non dura.  Nello stesso tempo entra in intimità con tutto ciò che accade sia piacevole che spiacevole che neutro, e quindi conosce profondamente la vita nel suo farsi e disfarsi. 

L’equanimità dice sì. Dire sì significa accettare di sperimentare la sofferenza, quindi sentirsi vivi nella sofferenza, quando c’è sofferenza, e sperimentare la gioia, e quindi sentirsi vivi nella gioia, quando c’è gioia.

L’equanimità non volta mai la testa dall’altra parte, ma non parteggia. L’equanimità conosce, ma per conoscere veramente bisogna amare. L’equanimità dunque ama tutto ciò che si manifesta per il solo fatto che si è manifestato.

Aspirare a questo come ci dice Simone Weil è l’aspirazione perfetta:

“Chiedere ciò che è – ciò che è realmente, infallibilmente, eternamente, in maniera del tutto indipendente da ciò che domandiamo – costituisce la richiesta perfetta. Fare a meno di desiderare ci è impossibile; noi siamo desiderio. Ma se questo nostro desiderio che ci inchioda all’immaginario, al tempo e all’egoismo lo trasferiamo tutto intero in quella richiesta allora possiamo farne una leva che ci strappi dall’immaginario e dal tempo nel reale e nell’eternità, e fuori della prigione dell’io”. (da “Attesa di Dio” , ed. Adelphi).

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