I disturbi del comportamento alimentare (DCA)

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Immagine Fernando Botero

I disturbi del comportamento alimentare sono un fenomeno clinico in continua espansione nelle società occidentali, soprattutto dagli anni 60 in poi e rappresentano forse l’espressione più estrema del cambiamento di aspettative sociali nei confronti del femminile.
Solo negli USA sono la terza causa di malattia cronica.
Si stima che dopo la depressione grave sia il disturbo mentale con il più alto grado di mortalità.

Il DSM-IV- distingue i DCA in 3 grandi categorie di cui descriviamo (in sintesi) i criteri diagnostici:

Anoressia nervosa: Criteri diagnostici (DSM IV)

A . Rifiuto di mantenere il peso corporeo al livello minimo considerato normale in rapporto all’età e alla statura o al di sopra di esso;
B Intensa paura di aumentare di peso o di ingrassare, anche se sottopeso;
C Disturbi nel modo di sentire il peso e le forme del proprio corpo, influenza indebita del peso e delle forme del corpo sulla valutazione di sé;
D Nelle donne con menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi.

Bulimia nervosa: Criteri diagnostici (DSM IV)

A Episodi ricorrenti di abbuffate compulsive. Un’abbuffata compulsiva è definita dai due caratteri seguenti (entrambi necessari).
B Mangiare,in un periodo di tempo circoscritto (per esempio nell’arco di due ore), una quantità di cibo che è indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo in circostanze simili.
C Senso di mancanza di controllo sull’atto di mangiare durante l’episodio .
D Ricorrenti comportamenti di compenso volti a prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso-uso improprio di lassativi, diuretici o altri farmaci; digiuno o esercizio fisico eccessivo.
E Le abbuffate compulsive avvengono in media almeno due volte a settimana per tre mesi.
F La valutazione di sé è inappropriatamente influenzata dalle forme e dal peso del corpo.
G Il disturbo non si riscontra soltanto nel corso di episodi di anoressia nervosa.

Disturbo da Alimentazione Incontrollata o Binge Eating Disorder (BED): criterii diagnostici: (DSM IV)

Episodi ricorrenti di abbuffate compulsive. Gli episodi di abbuffate compulsive sono associati ad almeno tre dei seguenti caratteri:
A Mangiare molto più rapidamente del normale;
B Mangiare fino ad avere una sensazione dolorosa di troppo pieno;
C Mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame;
D Mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite;
E Provare disgusto di sé, depressione o intensa colpa dopo aver mangiato troppo.
F Le abbuffate compulsive suscitano sofferenza e disagio.
G Le abbuffate compulsive avvengono, in media, almeno due giorni la settimana per almeno sei mesi.

Come sappiamo, in genere, i disturbi alimentari sono spesso associati ad un quadro clinico più complesso comprendente talvolta ansia, stress, disturbi dell’umore e/o complicazioni fisiche.
Alla base ci sono molte variabili che concorrono a creare cause scatenanti: queste, di solito, portano le persone che vivono questo disagio, a cercare l’illusione di poter spostare sul cibo il controllo che pensano di non avere sulla propria vita.

Mindfulness Program per i disturbi alimentari

La ricerca, a livello internazionale, ha confermato che, tra i molti studi svolti per valutare quali approcci fossero più adatti al trattamento dei disturbi alimentari, la psicoterapia cognitiva, (talvolta abbinata ad interventi farmacologici) correla positivamente in molti casi, con un miglioramento sintomatologico e psichico della persona.

Ma dato che non sempre e non tutti i pazienti sottoposti a questi trattamenti mostrano  sostanziali  o duraturi benefici, si stanno continuando a proporre ed a sperimentare altri metodi di intervento
Ed è in quest’ottica che si inserisce il Mindfulness Program per i disturbi alimentari sia in affiancamento che non, (a seconda della  valutazione clinica), ai già sopracitati metodi di intervento.

I corsi di Mindfulness sono concepiti come una coltivazione progressiva dell’attenzione e dell’affettività, che permette alla persona di sviluppare un maggiore livello di consapevolezza e di accettazione utile a ridurre automatismi disfunzionali e comportamenti auto lesivi; di potenziare la salute psicofisica, attraverso la possibilità di imparare a  riconoscere i propri segnali corporei; di passare da una reattività automatica e coatta alla messa in atto di una risposta più adatta e funzionale ai propri bisogni.

Articoli di approfondimento sono pubblicati nella sezione “Studi e Ricerche”
Leggi anche “I benefici della Mindfulness”

A cura di: Loredana Vistarini (loredanavistarini@gmail.com) e Bianca Pescatori (bianca.pescatori@gmail.com)

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